liberatv
Oltre l'Economia
11.08.20 - 09:000

Riaprire il Mondo: attenzione ai passi falsi

Il ‘giro del mondo’ in chiave delle ripartenze dell’export. Spunti e prospettive.

BELLINZONA - Il blocco di oltre la metà della popolazione globale e quindi del PIL ha colpito il mondo come un meteorite, spingendo l’economia globale nella peggiore recessione dai tempi della Seconda guerra mondiale: -3,3% nel 2020, pari a 9 miliardi di dollari persi o al PIL di Germania e Giappone messi insieme. È più del doppio rispetto alla crisi finanziaria globale del 2009. Le perdite commerciali potrebbero ammontare a 3,5 miliardi di dollari nel 2020.

Prevediamo che il commercio globale diminuirà del -20% spingendo i fatturati aziendali a -30% a -40% a/a nel secondo trimestre del 2020, in particolare nell’Eurozona.

Nonostante il sostegno senza precedenti, le insolvenze sono destinate ad aumentare del 35% entro il 2021: dopo un aumento del 17% nel 2020, la previsione di un ulteriore +16% per il prossimo anno non lascia intravedere segnali di attenuazione. e questo quarto anno consecutivo di insolvenze in aumento è il risultato di un aumento del 25% negli Stati Uniti, del 15% in Cina e del 19% in Europa. Prevediamo che il settore energetico sarà il più colpito (-733 miliardi USD di perdite all’esportazione), seguito dai metalli (-420 miliardi USD) e dai servizi di trasporto legati alle case automobilistiche (-270 miliardi USD). I fornitori di macchinari e attrezzature, di tessuti e di automobili perderanno meno in valori assoluti ma il valore delle loro esportazioni crollerà di oltre il 15%. Gli unici settori che non subiranno danni dovrebbero essere il software e i servizi informatici e i prodotti farmaceutici. Non da ultimo, vediamo prove evidenti di un crescente protezionismo, desideri di autonomia industriale e sovvenzioni nascoste al reshoring (vedasi il piano di stimolo del Giappone di 2,2 miliardi di USD per spostare alcune produzioni fuori dalla Cina).

D-day in vista?

L’entusiasmo per un’uscita apparentemente imminente dal blocco dei Coronavirus è sopravvalutato. Gestire efficacemente il tasso di riproduzione (R0) del virus significherà che la maggior parte delle economie funzionerà al 70-80% del loro potenziale per due-tre trimestri con il trasporto, i viaggi, la vendita al dettaglio e l’ospitalità in pausa più a lungo. Di conseguenza, l’attività nei settori manifatturiero e delle costruzioni potrebbe aumentare più rapidamente che nei servizi. Le lezioni apprese dalla Cina ci mostrano che un mese dopo che il numero di infezioni interne da Covid-19 è sceso vicino allo zero, le attività di produzione continuano a registrare l’80%-85% dei loro normali livelli pre-crisi, mentre la spesa dei consumatori per i beni durevoli rimane a circa il 65% dei livelli normali. A livello globale, il ritorno allo status quo non è previsto prima della metà del 2021 (+5,6% di crescita del PIL nel 2021) e dipenderà dalla presenza di un vaccino. I mercati dei capitali potrebbero quindi peggiorare prima di migliorare man mano che la realizzazione prenderà il via. Inoltre, bisognerà tenere d’occhio i fattori scatenanti di una possibile crisi prolungata anziché di un auspicato scenario di ripresa a forma di U.

Politiche adattive cercasi

I disavanzi fiscali a due cifre, l’onere supplementare del debito e il gonfiamento dei bilanci delle banche centrali (50% del PIL sia per la Fed che per la BCE) hanno contribuito a mitigare i costi finanziari, economici e sociali della crisi. Tuttavia, ora è il momento di definire una politica per la crisi di solvibilità che ci attende, di riparare e recuperare. Riaprire un passo alla volta: a partire da subito, le politiche dovrebbero passare dal sostegno di liquidità d’emergenza al sostegno alla solvibilità, con misure mirate e sempre più condizionate per evitare un’ulteriore “zombificazione” dell’economia. Non da ultimo, le politiche monetarie dovranno affrontare l’eredità della crisi ed evitare una ricaduta.

Le prospettive regionali: scenario di base

Stati Uniti ed Europa delineano percorsi divergenti, la Cina conferma un rimbalzo decisamente parziale e i mercati emergenti affrontano la tempesta perfetta. Gli Stati Uniti quale epicentro dell’ondata dei fallimenti con un +57% fino al 2021 (2020: +47%; 2021: +7%). L’Eurozona impiegherà verosimilmente un anno prima di ritornare a livelli pre-crisi. In Svizzera si attende un aumento totale dei casi di insolvenza del 15% entro il 2021 (2020: +6%; 2021: +9%) quale Paese d’esportazione, sentirà più forte, rispetto ad altre nazioni, l’impatto degli sviluppi negativi nei mercati esteri. Ciononostante, è probabile che supererà la crisi meglio di molti altri Paesi.

In Cina, la nostra previsione di crescita del PIL per il 2020 è ora pari al +1,8%, rivista al ribasso rispetto al +4,0% (dopo il +6,1% del 2019). Per quanto concerne i mercati emergenti il peggio non è ancora passato. Nella regione Asia-Pacifico, prevediamo ora che la crescita aggregata diminuirà fino a -0,6% nel 2020. Nell’Europa dell’Est si prevede una contrazione del PIL annuo del -3,9% nel 2020. In America Latina la recessione è inevitabile e nel complesso ci aspettiamo una contrazione di circa -4,1% nel 2020. Il Medio Oriente sta affrontando il duplice shock di Covid-19 e il forte calo dei prezzi del petrolio d il PIL reale della regione dovrebbe contrarsi del -5,1% ma potrebbe toccare il -11.6% in caso di crisi protratta. In Africa prevediamo un -1.6%.

 

TOP NEWS Oltre l'Economia
News e approfondimenti Ticino
© 2020 , All rights reserved

Stai guardando la versione del sito mobile su un computer fisso.
Per una migliore esperienza ti consigliamo di passare alla versione ottimizzata per desktop.

Vai alla versione Desktop
rimani sulla versione mobile