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22.11.22 - 17:260

L’Avvenire all’attacco di Suor Cristina: “Colpa dell’euforia del successo”

La dura critica del quotidiano cattolico alla scelta dell’ex religiosa di lasciare il velo: “Le luci della ribalta mettono in difficoltà chiunque, a maggior ragione chi deve fare i conti con una vita impostata sui ritmi comunitari e sulle rinunce"

Suor Cristina non è più suora. Da un anno ha lasciato la vita religiosa, diventando semplicemente Cristina Scuccia, senza abbandonare però il suo percorso musicale. Era una novizia quando, nel 2014 aveva stupito tutti con la sua voce vincendo il talent-show di Rai2 “The Voice”, sempre rigorosamente vestita con l'abito sacro delle Orsoline, che aveva scelto d'indossare nel 2008 a 19 anni, dopo aver interpretato in un musical la figura di Rosa Roccuzzo, la fondatrice della Congregazione. Ha stupito nuovamente domenica pomeriggio, quando in un’intervista alla trasmissione di Canale 5 “Verissimo”, Cristina ha deciso di raccontare la sua scelta, terribilmente sofferta, e la sua nuova vita. In tailleur rosso, tacchi a spillo e vistosi orecchini, con i capelli sciolti e truccata in modo appariscente. “Il cambiamento è un segno di evoluzione, ma fa sempre paura, perché è più facile ancorarsi alle proprie certezze piuttosto che rimettersi in discussione. Esiste un giusto o sbagliato? Credo che con coraggio si debba soltanto ascoltare il proprio cuore. Se mi volto indietro, guardo al mio percorso con un profondo senso di gratitudine”, ha affermato Cristina Scucia alle telecamere di “Verissimo”.

Dura la critica del quotidiano cattolico L’Avvenire: “Sulla scelta di vita di Cristina Scuccia di lasciare l’abito da suora avrà giocato un ruolo l’euforia del successo. I nostri lettori saranno perplessi sulla scelta di Cristina di ripresentarsi in tv per rilanciasi come personaggio dello spettacolo (cosa non facile senza quel velo che la rendeva così particolare). Resta però innegabile che le luci della ribalta possano mettere in difficoltà chiunque, a maggior ragione chi deve fare i conti con una vita impostata sui ritmi comunitari e sulle rinunce”. Gelida anche la reazione delle Orsoline della Sacra Famiglia: “Suor Cristina? Non abbiamo niente da dire”, è stato l’eloquente ‘no comment’ delle consorelle alla notizia del suo ritorno alla vita laica. 

Nata nel 1988 a Vittoria e cresciuta a Comiso, in provincia di Ragusa, Suor Cristina divenne una star grazie alla sua strepitosa interpretazione di No one di Alicia Keys; passati i clamori della ribalta, aveva proseguito con impegno il suo cammino spirituale presso le suore Orsoline a Milano. Trovando il tempo di realizzare, nel frattempo, un album di cover pop, il musical Sister Act e l’abum d'inediti Felice.

Guardando ai quindici anni trascorsi da religiosa, li definisce come “gli anni più belli della mia vita”, ammettendo anche di avere affrontato “un cammino complesso e difficile” ma di non volere abbandonare la fede. “Credo ancora di più nella vita e in Dio, perché Dio è vita” aggiunge parlando di una propria “crescita”.

Cristina oggi lavora come cameriera in Spagna, ed è fermamente intenzionata a proseguire la sua carriera musicale. Determinante nel suo percorso di riflessione sull’autenticità della vocazione religiosa è stato lo stop dovuto al Covid e la dolorosa scomparsa di suo padre. “Ho chiesto l’aiuto di una psicologa, perché non riuscivo a capire che fossi, ma Dio non l’ho mai messo in discussione”. È stato il successo mediatico a mettere in crisi la sua vocazione, si chiederanno in molti. “Il successo non è stato facile, ma non ha messo in crisi la mia scelta di vita – ha aggiunto - ma c’è stato un cambiamento interiore davanti alla responsabilità enorme di essere una testimone di Dio. Mi ha fatto fare i conti con me stessa”.


Paradossale la reazione delle consorelle. In seguito alla sua vittoria a “The Voice”, l’ex suora aveva confessato ad Avvenire: “Ho staccato la spina. Mi sono chiusa qui, nella comunità. Ho fatto silenzio. E pregato molto. Mi sono concentrata sul fatto che dovevo rinnovare i voti temporanei, cioè sulla cosa per me più importante: tutelare la mia vita spirituale". Quelle stesse consorelle che allora l’avevano protetta, oggi preferiscono non commentare.

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