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20.07.23 - 10:200
Aggiornamento: 21.07.23 - 20:16

Marchesi e il Decreto Morisoli: "Il Ticino spende troppo, non ci sono più scuse"

Il presidente dell'UDC commenta uno studio secondo cui nel nostro Cantone si spende di più rispetto alla media svizzera in nove dei dieci parametri considerati: "Basta dire che è colpa di Berna o rispondere con un aumento di spesa"

di Piero Marchesi*

Uno studio finalmente certifica quello che alcuni esperti sapevano, che pochi partiti sostenevano e che moltissimi cittadini immaginavano, ovvero, che il Canton Ticino spende più della media dei Cantoni svizzeri per adempiere alle proprie mansioni pubbliche. Il dato è talmente chiaro da spazzare via tutte le teorie, o meglio scuse, che gli oppositori al Decreto Morisoli utilizzavano nella campagna di voto, nella recente campagna elettorale e nel dibattito sul Consuntivo 2022.

Il teorema che in Ticino non si spende troppo si è finalmente sciolto come neve al sole. Alcuni dati che lo attestano: nella sicurezza sociale si spende il 16% in più della media svizzera, nel traffico e nelle telecomunicazioni il 36%, nella sanità il 14%, nell’economia pubblica il 25%, nella protezione dell’ambiente il 20%, nella cultura il 14% e nell’ordine e nella sicurezza il 5%. Nella formazione spendiamo il 9% in meno e nell’amministrazione pubblica il 33% in più(!).

Il mio partito da tempo si lamenta, non solo perché il Consiglio di Stato non prende il toro per le corna affrontando il risanamento dei conti pubblici, con una seria e convinta revisione della spesa, ma addirittura opera in pieno contrasto a questo principio. Il numero di dipendenti pubblici negli anni è esploso, il fatto che si spenda un terzo in più della media nazionale è un chiaro indicatore. Solo negli ultimi 5-6 anni, il Governo, che si era impegnato a evitare nuove assunzioni, o quantomeno a non aumentarle, le ha invece incrementate di oltre 700 unità.

Lo studio in questione non può e non deve essere preso per oro colato, ma è pur vero che se il nostro Cantone spende molto di più in nove parametri su dieci, non si può più continuare a dare la colpa a Berna che non versa abbastanza soldi con la perequazione finanziaria, che la spesa sale perché i cittadini hanno più bisogni, se non si analizza davvero quale sia l’origine degli stessi e soprattutto se la risposta debba sempre e solo essere l’aumento della spesa.

Ora non ci sono più scuse e il Consiglio di Stato, con in prima linea il Direttore del DFE Christian Vitta, che almeno in questa circostanza dovrebbe dimostrare un minimo di coraggio e guidare il gremio nella ricerca di soluzioni, agisca per passi e secondo priorità verso una revisione della spesa per rispondere a un’evidenza oggettiva, ribadita il 15 maggio del 2022 dal 57% dei cittadini ticinesi, che approvando il Decreto Morisoli hanno chiesto alla politica di avere i conti in pareggio entro il 2025, cioè dopodomani.

L’UDC ha formulato una serie di proposte per ridurre la spesa pubblica senza intaccare i sussidi diretti alle persone che ne hanno bisogno. Certo, le misure saranno certamente perfettibili, ma ora la palla è nel campo del Governo ticinese che deve dimostrare alle cittadine e ai cittadini la volontà e la determinazione di risolvere questo annoso problema.

*presidente UDC e Consigliere Nazionale

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