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Salute e Sanità
28.03.21 - 13:090

Giornata mondiale dell'endometriosi, il dottor De Luca spiega i rischi della malattia

Troppo spesso le donne accettano di sopportare mensilmente un ciclo doloroso, magari ritenendolo "normale" e che invece potrebbe nascondere una sottostante patologia

di Giovanni De Luca *

Ricorre oggi, domenica 28 marzo, la giornata mondiale dell'endometriosi che rappresenta una condizione cronica invalidante in grado di compromettere notevolmente la qualità di vita delle persone che ne soffrono.

L’endometriosi è una patologia che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva, maggiormente fra i 20 ed i 40 anni, e che in Svizzera interessa circa 190’000 donne.

Dolori pelvici cronici di variabile intensità che si esacerbano soprattutto in fase mestruale (dismenorrea), dolori profondi avvertiti durante i rapporti sessuali (dispareunia) e perfino difficoltà al concepimento, disturbi legati alla defecazione o alla minzione, sono tutte possibili manifestazioni di una condizione ginecologica benigna ma a decorso cronico denominata appunto endometriosi.

In questi soggetti l’endometrio, ovvero quel particolare tessuto deputato ad accogliere un’eventuale gravidanza all’interno della cavità dell’utero e che normalmente dà origine al sanguinamento mestruale in mancanza della fecondazione, si ritrova ad attecchire ed a svilupparsi in altre parti dell’organismo, soprattutto all’interno della cavità addominale. Il problema all’origine della sintomatologia risiede nella naturale capacità del tessuto definito appunto “endometriosico” di rispondere agli stimoli ormonali allo stesso modo del normale endometrio, dando origine a veri e propri sanguinamenti all’interno della cavità addominale. Il sangue così accumulato, che può anche dare origine a grosse cisti ematiche definite “endometriomi”, è responsabile di un'infiammazione cronica che genera appunto i sintomi tipici.

L’endometriosi rappresenta una condizione cronica invalidante in grado di compromettere notevolmente la qualità di vita delle persone che ne sono affette, che spesso sono costrette a letto per l’impossibilità di gestire adeguatamente i dolori.

Sono diverse le ipotesi che cercano di spiegare l'insorgenza di questa patologia.

Quella più diffusa prevede che le cellule dell'endometrio siano trasportate all'interno della cavità addominale dalla cosiddetta "mestruazione retrograda", ovvero una sorta di reflusso di sangue mestruale che procede in direzione dell'addome attraverso le tube di Falloppio. Tali cellule sarebbero in grado di attecchire e di creare degli isolotti di endometrio cosiddetti "ectopici", ovvero non nella loro sede naturale. Questa ipotesi tuttavia non spiegherebbe come mai in alcune donne l'endometriosi arrivi a spingersi fino a colonizzare i polmoni o addirittura il cervello e la cute. In questi casi la spiegazione viene data dalla teoria della diffusione ematica o linfatica, ovvero attraverso la circolazione sanguigna e linfatica appunto.

Un'altra ipotesi sempre più accreditata è quella della cosiddetta "metaplasia celomatica": alcune cellule esterne all'utero potrebbero trasformarsi in ghiandole simil-endometriali. Alcuni recenti studi suggeriscono che le cellule endometriali "ectopiche", ovvero esterne alla cavità uterina, potrebbero già trovarsi in altre sedi del corpo fin dalla nascita. L'aumentata incidenza di endometriosi nelle donne con parenti di 1° grado affetti da endometriosi e in grandi studi sui gemelli suggerisce l'ereditarietà come fattore causale.

Le pazienti affette da endometriosi possono aver maggior difficoltà a procreare, anche se bisogna sottolineare che il 70% delle pazienti riesce comunque a concepire. In ogni caso, in considerazione dell’aumentato rischio di infertilità associato alla patologia, nel caso in cui si verifichi tale problematica, dopo un adeguato periodo di ricerca di prole spontaneamente, è meglio avvalersi del supporto di professionisti.

Il corretto trattamento deve tener conto del grado e della sintomaticità dell’endometriosi, e prevede diverse opzioni che comprendono la chirurgia, la terapia medica, ma anche in alcuni casi l’osservazione.

La chirurgia ha come obiettivo quello di risolvere il danno d’organo causa del sintomo doloroso, dedicando un’attenzione e una cura particolare alla preservazione del potenziale riproduttivo.

La chirurgia endoscopica mini-invasiva (laparoscopia), assicura il miglior impatto clinico con i migliori risultati postchirurgici evitando il ricorso alle grandi incisioni addominali e garantendo quindi un recupero postoperatorio immediato, un minor impatto in termini di aderenze addominali ed inoltre un risultato estetico ottimale.

Un ruolo di primaria importanza è ricoperto dalla terapia medica, che viene spesso indicata dopo l’atto chirurgico nelle pazienti senza immediato desiderio di prole, ed è costituito da terapie ormonali in grado di mettere in “stand-by” i residui microscopici della malattia che non possono essere asportati per via chirurgica, riducendo il rischio di recidive.

Talvolta i sintomi legati all’endometriosi possono non scomparire completamente dopo l’intervento; in tal caso la terapia medica contribuisce significativamente alla riduzione dei disturbi migliorando la qualità di vita.

Come per tutte le patologie croniche, lo stile di vita sano può modificare positivamente l’andamento della malattia, con conseguente riduzione dei sintomi. La cura dell’alimentazione con adeguato apporto di fibre e vitamine e con la riduzione dell’introduzione proteine di origine animale, così come l’astensione dal fumo e lo svolgimento di un esercizio fisico regolare, possono migliorare significativamente la qualità di vita della paziente.

L'Endometriosi è quindi una malattia cronica e spesso in continua progressione, ma purtroppo la diagnosi viene ancora oggi fatta con eccessivo ritardo. Sembra infatti che ci vogliono in media 10 anni prima che si arrivi alla corretta diagnosi e terapia. Tale lasso di tempo è decisamente troppo lungo e spesso comporta l'instaurarsi di lesioni troppo estese ed un conseguente rischio aumentato di infertilità e di dolore cronico. Per tali motivi bisogna sempre consultare il proprio ginecologo in caso di mestruazioni dolorose, di dispareunia e di dolore pelvico cronico. Troppo spesso le donne accettano di sopportare mensilmente un ciclo doloroso, magari ritenendolo "normale" e che invece potrebbe nascondere una sottostante endometriosi.

 

* specialista in ginecologia e ostetricia, membro FMH

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