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Politica e Potere
26.09.22 - 03:050
Aggiornamento: 12:09

L'Italia ha votato! Giorgia a valanga. Scoppola per Salvini. Silvio highlander. Disastro PD. Cinque Stelle sul podio. Bocciato il Governo Draghi

Analisi a caldo dal cuore della notte elettorale. Per la sinistra doppio schiaffone politico e psicologico: la prima donna a Palazzo Chigi sarà di destra e post fascista

di Andrea Leoni

Le notizie, innanzitutto, anche se fa strano chiamarle così da tanto erano annunciate. Il centrodestra ha vinto le elezioni italiane, grazie al trionfo di Fratelli d’Italia la cui leader, Giorgia Meloni, sarà la prossima presidente del Consiglio. Una sola frase che però cela una serie di elementi, ancora parziali, poiché mentre scriviamo nel cuore della notte i dati sono indicativi ma non definitivi. Vediamone alcuni. 

Il centrodestra: vince Giorgia, piange Salvini

In primo luogo il centrodestra raggiunge la maggioranza sia alla Camera che al Senato (qui l’ampiezza della vittoria è ancora da definire), il che significa che l’Italia avrà un Esecutivo politico di coalizione dopo molti anni: l’ultimo fu il terzo Governo Berlusconi che s’impose alle elezioni nel 2008. Il prossimo Consiglio dei ministri non nascerà quindi da accordi tra i partiti, ma sarà direttamente espressione del voto popolare. 

Il centrodestra si è imposto soprattutto grazie allo strepitoso successo di Fratelli D’Italia, intorno al 26%, l’ala destra della coalizione. Giorgia Meloni in cinque anni all’opposizione ha costruito un piccolo capolavoro politico, passando dal 3% alla larga vittoria odierna. Le altre due componenti dell’alleanza, Forza Italia e Lega, insieme fanno appena il 17%, per dire. E qui si registra soprattutto il tonfo del partito di Matteo Salvini, intorno all’8%, invischiato addirittura in un testa a testa tra “sconfitti” con Forza Italia. La Lega perde dunque la metà dei voti rispetto alle ultime elezioni politiche e una barca di più rispetto allo storico 30% raggiunto alle elezioni europee. Una “scoppola” che fa più male perché la Lega si vede superata, in qualche caso surclassato, dal partito di Giorgia Meloni in molte roccaforti del nord. Anche Berlusconi ha perso un po’ meno della metà dei voti rispetto al 2018, ma la percezione è tutt’altra. Forza Italia, nonostante la nascita del Terzo Polo di Renzi/Calenda (con la migrazione di Mara Carfagna e Mariastella Gelmini), tiene e risulta determinante per la maggioranza. Silvio Berlusconi è davvero l’highlander della politica italiana, e con una Lega così ridimensionata e allo sbando, sarà ago della bilancia e un po’ regista del prossimo Governo. 

Cinque Stelle morti? No, terzi

Come per Forza Italia anche il Movimento Cinque Stelle esce bene da questa tornata elettorale, nonostante sia il partito che abbia perso di più rispetto al 2018. I grillini infatti passano dal 33% al 16%, ma quando tutti ti davano per morto e arrivi terzo, è difficile parlare di sconfitta. Il Movimento guidato da Giuseppe Conte ha saputo beneficiare del suicidio del Partito Democratico, che gli ha spalancato l’autostrada a sinistra, offrendogli sul piatto d’argento il ruolo di partito interprete del disagio sociale e più vicino alle classi meno abbienti quando non povere, soprattutto al sud. Conte ha anche saputo capitalizzare sia la caduta del Governo Draghi, sia le riforme storiche realizzate dal Movimento Cinque stelle: il dimezzamento dei parlamentari e il reddito di cittadinanza. Ha saputo infine furbescamente intercettare il voto pacifista, contrario all’invio di armi all’Ucraina, nonostante abbia votato a favore di tutti i decreti bellici. 

Il suicidio del PD

Per il centrosinistra è un disastro. Il Partito Democratico si è suicidato e ci è riuscito benissimo. Il Partito di Enrico Letta resta sotto la soglia del 20% e, come coalizione, ottiene il peggior risultato della storia o lì vicino. L’assurda mini alleanza con Verdi e sinistra radicale rabberciata da Letta - capace di farsi scappare in un sol colpo sia i 5 Stelle che i centristi Renzi/Calenda - ottiene grosso modo i voti conquistati da sola da Giorgia Meloni. Il PD si è immolato e impiccato al Governo Draghi, cioè a un Esecutivo di larghe intese, promotore di politiche non certo di sinistra. Si è sostanzialmente suicidato, come già avvenuto in passato, per la sua irriducibile inclinazione a stare sempre al potere e dalla parte del potere. Il tutto con due schiaffi psicologici e politici pesantissimi. Il primo è vedere la prima donna presidente del Consiglio della storia della Repubblica portata sullo scranno più alto dell’Esecutivo dalla destra. La seconda è vedere il partito figlio dell’esperienza post fascista, con la Fiamma nel simbolo, primeggiare da nord a sud, nella borghesia come nelle classi popolari. Un doppio colpo da KO per il partito dei diritti civili e per gli eredi dei grandi movimenti femministi e del partito comunista. 

Il Terzo Polo non sfonda

Due righe su Renzi/Calenda. Il Terzo Polo con queste elezioni si fonda (forse…) ma non sfonda, intorno al 7,5%. La doppia cifra è lontana, il sorpasso su Forza Italia mancato, così come la possibilità di stoppare la vittoria del centrodestra. Questo risultato, come quello del PD, dimostra come i partiti che più hanno rivendicato l’esperienza del Governo di Mario Draghi, indicandolo addirittura come bussola e come metodo, non abbiano trovato il consenso degli elettori. Vien da pensare che gli italiani, per finire, non fossero così soddisfatti dell’Esecutivo guidato dall’ex presidente della BCE. 

Il Governo che verrà

Da domani partirà il lungo iter che porterà prima all’insediamento del nuovo Parlamento e poi alla formazione del Governo. Se tutto procederà velocemente, come i risultati elettorali suggeriscono, è possibile che il nuovo Esecutivo di Giorgia Meloni possa entrare in carica all’inizio di novembre. Non crediamo di sbagliare se “rassicurante” sarà l’aggettivo che ispirerà la presidente in pectore nel costruire la sua squadra. Con tutti gli occhi delle Cancellerie e dei marcati puntati addosso, c’è da aspettarsi che Meloni affiderà i ministeri chiave (finanze, esteri, difesa, interni) a personalità di alto profilo, alcune delle quali tecniche, di provata fede europeista ed atlantista, capaci di tranquillizzare tutti coloro che contano e che osservano l’Italia dall’estero. 

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