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Coronavirus
25.03.21 - 13:020
Aggiornamento : 27.03.21 - 10:57

Covid, Fiorenzo Dadò non si vaccina....e gli altri che fanno?

Dopo le parole del presidente del PPD, ecco le risposte di Speziali, Sirica, Bignasca, Marchesi e Schoenenberger

LUGANO - Stanno facendo molto discutere le affermazioni di Fiorenzo Dadò in merito alla vaccinazione anti Covid, espresse durante l’ultima puntata di Matrioska. Il presidente del PPD ha infatti dichiarato di non ritenere di doversi vaccinare (leggi articolo correlato). Parole che taluni hanno letto come un atto di scetticismo verso la scienza e potenzialmente rischiose nel pieno di una campagna di vaccinazione, dove chi riveste un importante ruolo pubblico dovrebbe spendersi per infondere fiducia e incoraggiare la popolazione a farsi immunizzare.

Premesso che in Svizzera nessun vaccino è obbligatorio, e che la libertà di scelta individuale va rispettata e tutelata, la discussione innescata dalle parole di Dadò pone alcuni quesiti politici di carattere generale piuttosto importanti. Due, su tutti, che abbiamo girato ai leader degli altri partiti. Il primo: lei si vaccinare? Il secondo: ritiene che in questa fase i politici debbano dare il buon esempio facendosi vaccinare e promuovendo la campagna di vaccinazione. Ecco cosa ci hanno risposto.

Alessandro Speziali: “La politica vive di gesti concreti”

“Mi vaccinerò certamente non appena sarà possibile  - ci dice Alessandro Speziali - come mi sono sempre vaccinato in vita mia, e lo stesso ho fatto con i miei figli. Lo farò senza esitazione, perché non possiamo continuare a vivere stretti nella morsa di questa pandemia, con i relativi effetti devastanti sul piano sanitario, economico e sociale. È molto semplice: o vogliamo andare verso una società che sconfigge il virus, oppure sarà il virus a sconfiggere noi”.

“Da sempre - risponde il presidente del PLR in merito all’esempio che dovrebbero dare i politici - il comportamento e le dichiarazioni di chi riveste un ruolo pubblico hanno un riverbero sulla collettività, il che vale naturalmente anche per i politici. La politica vive di gesti concreti e di dimensioni simboliche. Le vaccinazioni ci aiuteranno senza dubbio ad arrivare in fondo al tunnel, e in questo senso anche i politici dovrebbero dare messaggi positivi invece di alimentare incertezza.

Fabrizio Sirica: “Vacciniamoci ma senza saltare la fila”

Nessun dubbio neppure da parte del co-presidente del PS Fabrizio Sirica, quando gli chiediamo se si vaccinerà: “Assolutamente sì”, risponde. “Ho molta fiducia nella scienza. Soprattutto in Svizzera dove l’autorizzazione ai vaccini da parte di Swissmedic è molto più rigorosa che altrove. Io sono un soggetto allergico e quindi prima dovrò ottenere il via libera da parte dello specialista. Ma appena avrò l’autorizzazione, mi vaccinerò subito e senza indugio”.

Per Sirica è importante che i politici si vaccinino e incoraggino la vaccinazione: “Penso che uno dei nostri compiti è quello di calmare gli animi, dare l’esempio e dare fiducia. L’unica cosa importante è che i politici aspettino il loro turno, senza saltare la fila”.

Piero Marchesi: “Se vogliamo lottare contro la pandemia, il vaccino è la via più efficace”

“Quando ci sarà la possibilità, lo farò senz’altro perché ho fiducia nella scienza”, dice Piero Marchesi aggiungendo la sua voce al coro pro van della politica ticinese. “Ma in questo momento - aggiunge - l’importante è che il vaccino arrivi a chi ne ha più bisogno. La Svizzera è in gravissimo ritardo, pensi solo che il Marocco ha vaccinato più di noi…Questo è il vero tema importante da risolvere, senza il quale tutto il resto diventa trascurabile”.

Quanto al buon esempio il presidente dell’UDC ritiene che “pur trattandosi di una scelta nell’alveo delle libertà individuali, è buona cosa vaccinarsi e sostenere le vaccinazioni. Se vogliamo lottare contro la pandemia, il vaccino è la via più efficace”. 

Boris Bignasca: “Mi vaccinerò, ma l’esempio non spetta ai politici”

“In prima battuta parliamo di una scelta legata alla coscienza personale - risponde Boris Bignasca - poi però è vero che la pandemia è anche una questione scientifica e al contempo politica, perché la gestione della crisi incide pesantemente sulla nostra società. Io devo dire che a livello di cifre i Paesi che sono più avanti di noi nella vaccinazione, hanno avuto poche reazioni avverse e grandi vantaggi. Quindi, sì, mi vaccinerò. E visto che sono un po’ pigro spero che ci sia presto a disposizione il vaccino Johnson&Johnson, che è monodose…(ride)”


Il capogruppo della Lega, rispetto ai colleghi, non è però d’accordo sul fatto che i politici debbano promuovere la vaccinazione: “Ci sono stati politici pieni di difetti personali che hanno fatto un gran bene alla loro comunità, come Churchill, e politici che dal punto di vista personale erano irreprensibili, ma hanno fatto disastri. Spetta ai medici e agli scienziati essere convincenti, non alla politica. La gente poi è abbastanza intelligente per sapere quello che è meglio fare, senza bisogno che glielo spieghino i politici”.

Nicola Schoenenberger: “Mi vaccinerò per proteggere me e gli altri”

“Certo, quando sarà il mio turno mi vaccinerò assolutamente. Farei anche quello di Astrazeneca, senza problemi, se fosse disponibile”, risponde infine Nicola Schoenenberger. “Da biologo sono in grado di leggere la situazione anche da un punto di vista scientifico e i benefici portati dal vaccino sono molto più grandi, rispetto ai rischi. Mi farò quindi vaccinare sia per proteggere me stesso che gli altri. Verremo a capo di questa pandemia solo se lo faremo tutti insieme come società. E questo sforzo passa dalla vaccinazione”.

“In questo senso - conclude il capogruppo dei Verdi - penso che sia importante che i politici diano il buon esempio. Viviamo un’epoca storica dove la sfiducia nella scienza è un fenomeno piuttosto preoccupante, anche se un esame di coscienza da parte del mondo scientifico, specie quello legato all’industria, sarebbe necessario. È chiaro che la vaccinazione è una scelta individuale e sarei contrario all’introduzione di un obbligo, che pure rientrerebbe tra le facoltà del Consiglio Federale secondo la legge sulle epidemie. Ma un politico, in questa fase, ha una responsabilità maggiore proprio perché si fa politica per il bene della collettività. Un bene collettivo che, in questo caso, passa dalla vaccinazione. Detto questo non sono molto preoccupato dai timori che taluni esprimono versi il vaccino anti Covid perché, dai dati attuali, le fasce di popolazione attualmente sottoposta a vaccinazione, sta collaborando bene”.   

AELLE/emmebi

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